Da alcune settimane migliaia di persone stanno partecipando a manifestazioni e iniziative di protesta in Albania contro gli interventi in corso nell’area protetta di Vjosa-Narta, uno degli ecosistemi più importanti dei Balcani.
La stampa ha già coniato un nome suggestivo: “la Rivoluzione dei Fenicotteri”. Un’espressione efficace, perché richiama immediatamente l’immagine della laguna di Narta, luogo di sosta e nidificazione di migliaia di uccelli migratori, tra cui i fenicotteri rosa diventati il simbolo della mobilitazione.
Come spesso accade, però, i simboli raccontano soltanto una parte della storia.
Le proteste sono nate attorno agli interventi in corso nel Paesaggio Protetto dei Pini di Poro-Nartë, nel delta della Vjosa. Secondo le organizzazioni ambientaliste albanesi, tra cui la PPNEA – Protection and Preservation of Natural Environment in Albania – nella zona sarebbero già in corso opere infrastrutturali destinate a preparare un vasto sviluppo turistico e immobiliare.
Le immagini diffuse dagli attivisti mostrano nuove strade, lavori di consolidamento, scavi e recinzioni all’interno di un’area considerata di straordinario valore naturalistico.
Le autorità minimizzano, parlando di semplici attività preliminari e studi geologici. Gli attivisti denunciano invece una trasformazione irreversibile del territorio e chiedono la pubblicazione integrale dei documenti autorizzativi, delle valutazioni di impatto ambientale e dei progetti effettivamente previsti.
La vicenda assume un significato che va ben oltre la tutela della biodiversità.
Nei comunicati diffusi dagli organizzatori ricorrono continuamente parole come trasparenza, accesso pubblico, beni comuni, partecipazione e diritto delle comunità locali a conoscere e discutere il futuro del proprio territorio.
La domanda che emerge dalle piazze albanesi non è soltanto come salvare una laguna o una pineta.
La domanda è: chi decide cosa diventerà quel territorio?
Gli investitori?
Le istituzioni centrali?
Le comunità che vivono quei luoghi?
È una questione che riguarda gran parte del Mediterraneo. Da anni assistiamo a processi di privatizzazione delle coste, trasformazione dei territori in destinazioni turistiche e progressiva esclusione delle popolazioni locali dalle scelte che incidono sulla loro vita quotidiana.
In questo senso Vjosa-Narta non rappresenta un caso isolato.
La stessa Albania ha già conosciuto negli ultimi anni mobilitazioni contro la costruzione dell’aeroporto di Valona e numerose controversie legate allo sfruttamento delle coste e delle aree naturali.
Ciò che rende interessante la mobilitazione attuale è la sua capacità di coinvolgere soggetti diversi: associazioni ambientaliste, giovani, cittadini, abitanti della zona e persone che probabilmente non si sarebbero mai definite militanti ecologiste.
I fenicotteri sono diventati il simbolo di qualcosa di più ampio: la percezione che un patrimonio collettivo possa essere trasformato senza un reale controllo democratico.
È ancora presto per capire se questa mobilitazione darà vita a un movimento sociale duraturo o se resterà una protesta legata a una vicenda specifica.
Ma una cosa appare già evidente.
Dietro l’immagine suggestiva dei fenicotteri si sta aprendo una discussione che riguarda il modello di sviluppo, il rapporto tra comunità e territorio e il diritto delle popolazioni a decidere del proprio futuro.
Ed è probabilmente questa, più che la sorte di una singola laguna, la ragione per cui le piazze albanesi continuano a riempirsi.


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