La nuova dottrina statunitense sul terrorismo politico
«Ogni volta che uno Stato ridefinisce il concetto di terrorismo, ridefinisce anche il confine della legittimità politica.»
Per oltre venticinque anni, dopo gli attentati dell’11 settembre 2001, il terrorismo ha avuto un volto quasi esclusivo: quello del jihadismo internazionale. Attorno a quella minaccia gli Stati Uniti e gran parte dei Paesi occidentali hanno costruito nuovi apparati di intelligence, legislazioni speciali, sistemi di cooperazione internazionale e strategie militari.
Oggi Washington sostiene che quel paradigma non sia più sufficiente.
Tra il settembre 2025 e il luglio 2026 l’amministrazione Trump ha costruito una nuova dottrina del controterrorismo. Non si tratta di una dichiarazione estemporanea né di una semplice scelta lessicale. Una direttiva presidenziale, una nuova Strategia nazionale, una conferenza internazionale e una serie di misure amministrative delineano un quadro coerente che ridefinisce le priorità della sicurezza americana.¹²³
La novità più significativa è l’introduzione di una nuova categoria strategica: il terrorismo politico di estrema sinistra. Accanto al terrorismo jihadista e al narcoterrorismo, la United States Counterterrorism Strategy individua infatti una terza minaccia prioritaria, destinata a orientare l’azione delle agenzie federali e la cooperazione internazionale.²
Il cambiamento non riguarda soltanto gli strumenti operativi. Riguarda soprattutto il modo in cui viene costruita la figura del nemico.
Nei documenti ufficiali e negli interventi pronunciati durante il Ministerial on the Resurgence of Political Terrorism, organizzato a Washington il 16 luglio 2026 con la partecipazione di delegazioni provenienti da sessantasei Paesi, ricorre una medesima idea. Secondo l’amministrazione americana, l’Occidente avrebbe sviluppato un blind spot, un “punto cieco”: per oltre vent’anni avrebbe concentrato quasi tutta la propria attenzione sul terrorismo islamista, sottovalutando invece la crescita di reti transnazionali riconducibili all’estrema sinistra.³⁴
Secondo questa lettura, tali reti condividerebbero finanziamenti, comunicazioni, supporto logistico e capacità operative, coordinando azioni contro infrastrutture, imprese, rappresentanti politici e forze di polizia. La risposta proposta dagli Stati Uniti consiste nel rafforzamento della cooperazione tra servizi di sicurezza, nell’estensione delle designazioni terroristiche, nell’introduzione di nuove restrizioni sui visti e nell’adozione di strumenti capaci di colpire non soltanto gli autori materiali degli attentati, ma anche chi li finanzi, li sostenga o ne favorisca il coordinamento.⁵
Fin qui siamo sul terreno delle politiche di sicurezza.
È quando Marco Rubio ricorre alla storia che la nuova dottrina rivela il proprio impianto culturale.
Per spiegare la natura della minaccia contemporanea, il Segretario di Stato non parte dagli episodi più recenti. Costruisce invece una lunga genealogia che attraversa mezzo secolo di conflitti politici. Nel suo discorso compaiono le Brigate Rosse italiane, la Rote Armee Fraktion tedesca, i Tupamaros uruguaiani, i Montoneros argentini, le FARC e l’ELN colombiani, Sendero Luminoso in Perù, il Weather Underground, la Black Liberation Army e la Symbionese Liberation Army negli Stati Uniti.⁴
L’elenco non ha soltanto una funzione storica.
Serve a sostenere una tesi politica precisa.
Le reti che oggi Washington definisce far-left terrorist networks vengono presentate come l’evoluzione contemporanea di quel ciclo storico di violenza rivoluzionaria. Le profonde differenze tra guerriglie latinoamericane, organizzazioni marxiste-leniniste, gruppi anarchici, collettivi antifascisti e movimenti anticapitalisti passano in secondo piano. Ciò che emerge è una categoria unitaria: il terrorismo politico dell’estrema sinistra.
È all’interno di questa costruzione che compare anche l’anarchismo.
I documenti dell’amministrazione Trump non distinguono tra le diverse tradizioni del movimento libertario, né si interrogano sulla pluralità delle sue esperienze storiche. L’anarchismo viene collocato, insieme a comunismo, marxismo, anticapitalismo e anti-imperialismo, all’interno di una più ampia area ideologica accomunata, secondo Washington, da una comune matrice rivoluzionaria e da una comune ostilità verso le istituzioni delle democrazie occidentali.⁴
Non è questa la sede per discutere se tale ricostruzione sia corretta o meno.
È però importante comprenderne il significato.
Ogni dottrina della sicurezza costruisce le proprie categorie interpretative. Individua analogie, stabilisce continuità storiche, seleziona i fenomeni ritenuti rilevanti e li ricompone in un quadro coerente. È un’operazione inevitabilmente politica, perché da quella classificazione dipendono le leggi, le priorità investigative, gli strumenti amministrativi e le forme della cooperazione internazionale.
Le conseguenze pratiche sono già visibili.
Nei giorni successivi al Ministerial il Dipartimento di Stato ha annunciato nuove restrizioni sui visti rivolte ai membri di organizzazioni terroristiche dell’estrema sinistra e ai gruppi ad esse “aligned”, cioè “allineati”.⁶ Il termine merita attenzione. Non identifica soltanto organizzazioni già designate come terroristiche, ma introduce una categoria più ampia, destinata a comprendere soggetti che, secondo le autorità americane, possano sostenerle, finanziarle, facilitarne il reclutamento o favorirne il coordinamento.
Dove termini il sostegno politico e dove inizi il supporto a un’organizzazione terroristica è una questione che i documenti non definiscono in modo puntuale.
Anche il Ministerial di Washington, letto oltre i comunicati stampa, restituisce un quadro meno lineare di quanto possa apparire. Non risulta l’approvazione di una dichiarazione finale condivisa né di un accordo internazionale. Nel briefing conclusivo, l’ambasciatore Gregory LoGerfo ha riconosciuto esplicitamente che «not everyone agrees», non tutti erano d’accordo.⁷ Soltanto diciassette delle sessantasei delegazioni erano rappresentate a livello ministeriale e alcuni Paesi, come il Messico, hanno scelto di non partecipare. Più che la nascita di una nuova alleanza internazionale, il Ministerial sembra dunque rappresentare il tentativo degli Stati Uniti di costruire consenso attorno a una nuova dottrina del controterrorismo.
Per chi si richiama alle tradizioni libertarie, la questione non consiste nel negare l’esistenza del terrorismo. Sarebbe una posizione storicamente insostenibile. Il Novecento è attraversato da organizzazioni che hanno fatto ricorso agli attentati, ai sequestri e agli omicidi politici in nome delle più diverse ideologie, e il movimento anarchico ha discusso a lungo il rapporto tra violenza rivoluzionaria e terrorismo.
La domanda è un’altra.
Chi possiede il potere di definire che cosa sia terrorismo?
Con quali criteri si stabilisce dove finisca un’organizzazione armata e dove cominci un movimento politico radicale? Dove si colloca il confine tra solidarietà internazionale, conflitto sociale e sostegno a reti terroristiche?
Non sono interrogativi che riguardano soltanto gli anarchici.
Ogni volta che uno Stato ridefinisce il concetto di terrorismo, ridefinisce anche il perimetro della legittimità politica. E chi possiede il potere di tracciare quel confine possiede, inevitabilmente, anche il potere di decidere quali forme di dissenso appartengano al normale confronto politico e quali possano essere trattate come una minaccia alla sicurezza nazionale.
Note
- The White House, National Security Presidential Memorandum-7 (NSPM-7): Countering Domestic Terrorism and Organized Political Violence, 25 settembre 2025.
- The White House, United States Counterterrorism Strategy, maggio 2026.
- U.S. Department of State, Ministerial on the Resurgence of Political Terrorism, Fact Sheet, 16 luglio 2026.
- Marco Rubio, Countering the Resurgence of Political Terrorism, intervento al Ministerial, Dipartimento di Stato, 16 luglio 2026.
- U.S. Department of State, New Visa Restriction Policy Targeting Members of Far-Left Terrorist and Aligned Groups, luglio 2026.
- Ibidem.
- Foreign Press Center, Briefing by Ambassador Gregory LoGerfo on the Ministerial on the Resurgence of Political Terrorism, 21 luglio 2026



Lascia un commento