… Ecco alcune delle principali sinfonie “celebrative” di Shostakovich, dedicate a specifici eventi storici.

Sinfonia n.2 (1927) – “OTTOBRE”, decimo anniversario rivoluzione russa;

Sinfonia n.3 (1929) – “PRIMO MAGGIO”;

Sinfonia n.7 (1941) – “LENINGRADO”. Composizione terminata pochissimi giorni dopo la vittoria della resistenza popolare e dell’armata rossa contro l’assedio nazista.

Senza dubbio la sinfonia “Leningrado” avrebbe ancora lo stesso impatto della musica se non avesse un’etichetta. Nel senso migliore del termine, si tratta di musica a programma in cui idee insolitamente significative vengono musicate, in modo assolutamente coerente, e avvolgono il pubblico con la convinzione, la chiarezza e la padronanza della loro espressione.

Sinfonia n.8 = REQUIEM – dedicata alle vittime russe del conflitto mondiale;

Sinfonia n.10 – me ne occuperò fra poco – dedicata “ironicamente” a Stalin;

Sinfonia n.13 – BABIJ YAR, celebrativa dell’annientamento della popolazione ebraica sul posto, al di fuori dei campi di sterminio, ad opera dei nazisti. Babij Yar è un burrone non lontano da Kiev che, quando i tedeschi occuparono la città ucraina nel settembre del 1941, divenne la tomba della popolazione ebraica residente, di intellettuali, partigiani ucraini, soldati prigionieri, addirittura calciatori della Dinamo che non si erano voluti far battere dalla squadra delle Forze Armate tedesche, ladri comuni, decine di migliaia di rom. A questo luogo, a ciò che rappresenta, Evgenij Evtushenko dedicò un poema, i cui versi sono stati immortalati dalla loro inclusione nella sinfonia n° 13 di Shostakovich, per essere cantati tragicamente da voce di baritono. La sua intenzione era di rendere omaggio alle vittime innocenti non solo del nazismo, ma anche dello stalinismo.  

 La Tredicesima venne poco pubblicizzata sulla “Pravda”, oppure fortemente criticata, per esempio dal giornale “Sovetskaja kultura”. Alcune riprese televisive del ’63 vennero annullate. Fu comunque l’ultima delle opere di Shostakovic a creare degli “screzi” tra il maestro e le autorità sovietiche.

SINFONIA N.10

Un dibattito dedicato ad essa, durato tre giorni, fu organizzato dalla Segreteria dell’Unione dei Compositori Sovietici e dalle Commissioni dei critici musicali dell’Unione.

(alcuni punti furono criticati e discussi, ma in generale, essa fu approvata e ricevette le lodi. Pochi musicisti l’attaccarono spietatamente. David Oistrakh, violinista, la sostenne energicamente).

Per avere una idea, pur banale, di come “conviene” esprimersi in regime dittatoriale, allora e non solo…, all’inizio della discussione Shostakovich fece una breve dichiarazione:

ho lavorato alla stesura della Sinfonia n.10 durante l’estate dello scorso anno, e l’ho finita nell’autunno. Come altre opere di mia composizione, essa fu terminata molto rapidamente; questa, forse non è una virtù, ma piuttosto un difetto. Appena un’opera è scritta, la scintilla creativa si spegne, e quando voi vedete i difetti dell’opera, qualche volta grandi e sostanziali, voi cominciate a pensare che sarebbe un’ottima cosa evitarli nella prossima opera che scriverete; ma per quanto riguarda l’opera appena scritta…. Beh, ormai, quel che è fatto è fatto… Io consiglio tutti i compositori, e specialmente me stesso, di non essere troppo frettolosi: è meglio comporre lentamente e correggere gli errori mentre si lavora.”

(nota: buona regola per i compositori è quella di scrivere musica a matita per poter poi cancellare facilmente. Alla mia provocatoria domanda, lo conferma e ribadisce il violoncellista presente in aula Vito Paternoster. Regola che Shostakovich osservava regolarmente, il tono ironico della sua affermazione non sfuggì ai componenti presenti della segreteria-commissione sovietica).

Prosegue Shostakovich:

“La sinfonia consta di quattro movimenti. Considerando criticamente il primo movimento, mi accorgo di non essere riuscito a fare quello che avevo sognato per lungo tempo, io spero che un giorno potrò riuscire in questo mio intento…vi sono più tempi lenti e momenti lirici che non drammatici, eroici e tragici come nei primi movimenti di Beethoven, di Tchaikovsky o di Borodin…” (l’ironia qui sale di tono…)

“Il secondo movimento, per quanto mi sembra, risponde a quello che è stato il mio proposito ed occupa il suo giusto posto nell’intero ciclo. È tuttavia, forse un po’ troppo breve…” (ora l’ironia di Shostakovich diventa provocazione e, in commissione, fra i presenti, sembra essere stata percepita e da qualcuno pure condivisa, in celata forma).

È vero che il secondo movimento è uno “scherzo”, duro, pungente, asciutto, eseguito con forte sonorità per circa cinque sesti della durata. Estremamente breve, in contrasto col movimento che lo precede.

Il 5 marzo 1953 Iosif Stalin morì. L’omaggio, per così dire, di Shostakovich alla memoria del dittatore, la Decima sinfonia: si svolge tutta con delle sonorità terribili e spietate, come infatti il compositore russo descrisse Stalin stesso. Il figlio di Shostakovich, Maksim (direttore di orchestra), in una intervista postuma, dichiarò che il secondo movimento dell’opera, Allegro, descrive il “ritratto del volto spaventevole di Stalin”.

…Quantunque una grande orchestra sia impiegata nella Decima sinfonia, tuttavia, gran parte della partitura è costruita secondo le linee della musica da camera.

Cioè, tanta orchestra per così poca enfasi celebrativa!

Questa considerazione ribadisce l’intento ironico contenuto nella tessitura musicale, come se dovesse “omaggiare” un gigante (Stalin) con le gambe di argilla, persecutore di uomini e idee, tutti assassinati spudoratamente, oramai innocuo nei confronti dell’umanità.

Non stupisce che, al suo apparire in occidente, la Decima venisse considerata come il ritorno di Shostakovic a uno stile pienamente personale e autonomo. Diverso dai precedenti.

Proprio per questi suoi caratteri la Decima è una delle partiture che più chiaramente indicano il debito di Shostakovic verso alcuni principi costitutivi del sinfonismo di Gustav Mahler: la fedeltà alla forma classica, ma la sostanziale reinterpretazione di essa grazie alla presenza di un percorso evolutivo, intimistico e pessimistico, nonché nutrito da elementi di provenienza eterogenea. Tali caratteri sono indubbiamente presenti nella Decima, che si articola nei quattro movimenti di prammatica, ciascuno dei quali riceve però una definizione solo in apparenza vicina alla tradizione.

Grazie per la vostra attenzione.

Francesco Paolo Romito

per l’associazione culturale “Il Venerdì Libertario


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