Il Regno di Danimarca rivendica la Groenlandia come propria.
Gli Stati Uniti d’America dichiarano apertamente che senza la Groenlandia non riusciranno a “sopravvivere”, in nome della sicurezza, delle risorse, della competizione globale.

Ancora una volta, le grandi potenze parlano tra loro.
E ancora una volta, chi quella terra la abita da secoli viene cancellato dal discorso.

Gli Inuit non sono un dettaglio folkloristico né una variabile secondaria della geopolitica. Sono un popolo, con una storia, una cultura, un rapporto con il territorio incompatibile con trivelle, basi militari e sfruttamento intensivo.

La Groenlandia non è una pedina strategica, non è un magazzino di risorse, non è una piattaforma militare avanzata. È una terra abitata, fragile, già segnata in modo drammatico dalla crisi climatica prodotta proprio dai paesi che oggi se la contendono.

La proposta è semplice e radicale:
lasciarla agli Inuit.

Niente attività estrattive.
Niente militarizzazione.
Niente competizione imperiale mascherata da “sicurezza”.

Che la Groenlandia diventi un territorio di pace, sottratto alla logica del dominio e del profitto.
Un precedente, non un’eccezione.

Perché il mondo non ha bisogno di nuove conquiste, ma di meno imperi.


Una risposta a “Groenlandia: non è una terra da conquistare”

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    Pincopallino

    Bravo

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