I libertari appulo-lucani si rimettono in marcia, riprendendo il sentiero tracciato nel convegno di Saint-Imier del 14-16 settembre 1872.
Un cammino che parte da un principio semplice e radicale: l’emancipazione dei lavoratori sarà opera dei lavoratori stessi.
Viviamo tempi difficili. Le risorse destinate al welfare e al lavoro non aumentano, anzi diminuiscono, mentre il costo della vita cresce e costringe milioni di persone a scelte sempre più dure, anche nelle necessità quotidiane. È tempo, per tutte e tutti, non solo di scegliere cosa mettere nel carrello della spesa, ma anche di fare scelte politiche: decidere dove indirizzare le poche risorse disponibili e quali priorità difendere.
Per anni, la ricchezza dell’Occidente e il ricorso sistematico al debito hanno consentito ai decisori politici una gestione allegra e irresponsabile della cosa pubblica, spesso piegata a interessi di parte. Oggi questo margine si è ridotto drasticamente. Sempre più persone, abituate a delegare, si trovano davanti alla necessità di cambiare le cose per difendere il diritto a una vita dignitosa e per rivendicare una politica orientata a fare gli interessi della propria comunità che lavora e produce, non di chi tutela solo i propri interessi sfrutttando le risorse della propria comunità.
Una struttura di dominio che difende l’esistente
A difesa dell’esistente opera una struttura di dominio potente e pervasiva: politica, mediatica ed economico-finanziaria. I partiti storici della sinistra sono scomparsi o drasticamente ridimensionati, tanto nella forza quanto nei programmi. Anche le forze che avevano suscitato nuove speranze negli ultimi anni mostrano evidenti segni di ritirata.
Domande non più rinviabili
Il riscaldamento globale, che ci spinge verso l’abisso, e il processo di globalizzazione, che alimenta nuovi conflitti, impongono domande non più rinviabili. Ha ancora senso oggi pensare a un progetto socialista e libertario capace di essere concreto, tollerante delle differenze, consapevole delle sfide del presente e radicato nei territori in cui viviamo?
È possibile costruire un movimento politico che incarni lo spirito socialista e libertario e che sia comprensibile e praticabile per chi abita la Puglia e la Basilicata?
Rispondere affermativamente non è semplice. Gli ostacoli sono almeno tre: la difficoltà di declinare il socialismo libertario nel tempo presente; l’assuefazione prodotta da decenni di relativo benessere materiale; una morale dominante segnata da egoismo e individualismo, sostenuta dalla forza pervasiva dei mass media, lontana da ogni idea di solidarietà e giustizia sociale.



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