preludio-ingresso musicale con “Girotondo” di Fabrizio De André da “Tutti morimmo a stento”
Venerdì 16/01/2026 – Bene Benni – presso l’associazione Nel Gioco del Jazz
in collaborazione con
l’associazione culturale Il Venerdì Libertario
Questa introduzione, costruita quasi furtivamente con citazioni letterarie, è dedicata a chi con trasporto artistico, satiricamente interpreterà ciò che verrà fra poco rappresentato:
Barbara De Palma – artista teatrale
Maria Pia Latorre – scrittrice
Vincenzo Mastropirro – musicista e poeta
Paola Santini – scrittrice e cantante
e, soprattutto
è dedicata a chi è seduto per assistervi e toccherà sopportare…questa introduzione.
“Ecco allora che, (Stefano Benni), nel suo mostrare il lato ridicolo del potere, di ogni potere, svelandone debolezze e fragilità, nel suo denunciare con impareggiabile ironia l’insensatezza della società in cui viviamo irreggimentati e contenti, nel suo esaltare le diversità che rendono ogni individuo unico e prezioso, nel suo raccontare le gesta di antieroi ribelli che conoscono paure e incertezze ma che non si arrendono e cercano di cambiare il mondo prima che il mondo cambi loro, ho trovato un’incredibile assonanza, unica e geniale, con quelle idee e valori….. sempre più irrinunciabili, una sorta di anarchismo letterario che ha accompagnato, arricchito, rafforzato e umanizzato il mio anarchismo politico-sociale.
(Alessandro Fini da Umanità Nova del 18 settembre 2025)
Gli incontri, ravvicinati o a distanza, in aree culturali comuni o contigue, anche dirimpettaie di un gioioso condominio dell’umanità desiderosa di libertà, fra Stefano Benni e Fabrizio De Andrè, fra Stefano Benni e Daniel Pennac, hanno seminato cultura, fino a far esplodere mondi e costellazioni di satira, buon umore, sarcasmo e pure di profonda introspezione.
DOMANDA
Amos Pelicorti detto il Mirmidone, per quale diavolo di ragione componi le tue opere in mollica di pane?
RISPOSTA (dal prologo de La Compagnia dei Celestini di Stefano Benni)
“È stato calcolato che il peso delle formiche esistenti sulla terra è pari a venti milioni di volte quello di tutti i vertebrati”
“Poiché sono loro le vere padrone del mondo e alla loro quotidiana fatica, non a Dio né agli uomini, l’arte deve essere utile.”
Cercar politica nelle proprie fantasie, non programmatica né urlata, non come evasione ma come sguardo “obliquo sul reale”, che lo si condivida oppure no, è come immaginare mondi diversi compiendo il primo passo per cambiarli.
REGOLAMENTO UNICO E SEGRETO DEL CAMPIONATO MONDIALE DI PALLASTRADA
“Il campionato viene giocato ogni quattro anni da otto squadre di tutto il mondo che si affrontano a eliminazione diretta secondo il regolamento internazionale, e cioè:
- Le squadre sono di cinque giocatori senza limiti di età, sesso, razza e specie animale.
- Il campo di gioco può essere di qualsiasi fondo e materiale a eccezione dell’erba morbida, deve avere almeno una parte in ghiaia, almeno un ostacolo quale un albero o un macigno, una pendenza fino al venti per cento, almeno una pozzanghera fangosa e non deve essere recintato, ma possibilmente situato in zona dove il pallone, uscendo, abbia a rotolare per diversi chilometri. (nota: Immaginatevi cos’erano i sette campi sportivi tracciati sul canalone di Bari ai tempi anni ’60-‘70)
- Le porte sono delimitate da due sassi, o barattoli, o indumenti, e devono misurare sei passi del portiere. È però ammesso che il portiere restringa la porta, se non si fa scoprire, e che parimenti l’attaccante avversario la allarghi di nascosto fino a un massimo di venti metri. La traversa è immaginaria e corrisponde all’altezza a cui il portiere riesce a sputare.
- La palla deve essere stata rattoppata almeno tre volte, deve essere o molto più gonfia o molto meno gonfia del normale, e possedere un adeguato numero di protuberanze che rendano il rimbalzo infido.
- Ai giocatori è vietato indossare parastinchi o altre protezioni per le gambe
6,7,8,9,10,11
12)La regola segreta 12, se applicata, abolisce tutte le precedenti.”
Che liberazione la regola n.12) !!!
Ora si percepisce un indisponibile dialogo fra stelle che si rincorrono e si perdono nel cielo. Fra queste Giordano Bruno e Friederich Nietzsche…… poiché “In ogni tempo gli umani hanno avvertito il flusso del divenire, fosse pure soltanto sulla superficie della loro pelle; in ogni tempo hanno guardato le stelle e nella loro luce hanno avvertito qualcosa di magico e di divino, qualcosa che giunge, muto, da abissi di lontananza. E così si sono sentiti attratti da quelle stelle a tal punto che hanno voluto creare, sulla terra, quel che brillava nel cielo. Dalla torcia con cui il selvaggio illumina la notte, alla fissione nucleare con cui, oggi, la terra intera potrebbe diventare una cometa o assumere le sembianze di un Giano bifronte, desertico e nero come la luna”.
Siamo approdati all’ Epilogo tratto Dal libro Amicizia Stellare – Dialogo tra Giordano Bruno e Friederich Nietzsche di Piero Castoro
Bruno – I nostri libri li abbiamo scritti in poco più di dieci anni e, guarda caso, più o meno nello stesso periodo del mio e del tuo secolo.
Nietzzche – Sì! sono stati anni di fuoco…, oh! Scusa ancora.
B – Non ti preoccupare, potrei mai risentirmi, io, che sono stato allevato nel grembo del Vesuvio?….. la memoria va costruita con cura, affinché insieme ai campi e agli atri possa avere anche le sue segrete stanze, dove far dimorare le immagini e i simulacri forgiati dai nostri sensi. La madre delle Muse, si sa, è esigente e perciò accoglie solo quelle cose che, facendosi compagne del discorso, del pensiero e della vivace fantasia, possono stimolare il sentimento e indurci a provare zelo, disprezzo, amore.
……..
N – Ed è così che il corpo sempre riaffiora…….
……
La rielaborazione dello schema dello spettacolo Bene Benni è di Maria Pia Latorre.
All’interno canzoni di cantautori italiani eseguite da Paola Santini.
Il brano musicale “Quello che posso” è composto e cantato da Barbara De Palma
Vincenzo Mastropirro, suggerirà misteri al flauto.
Ora, finalmente lo spettacolo può iniziare.
Perché di questa introduzione non se ne può proprio più!
(Saranno interpretati due pezzi di Benni. Il racconto di Torquato e la Ballata della città dolente con incursioni da altri testi.)



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