e sulle possibilità di iniziativa comune
L’azione politica non può prescindere dall’analisi della fase storica in cui si colloca.
Oggi ci troviamo in una fase prevalentemente difensiva del conflitto sociale.
Nei paesi capitalistici avanzati non sono in atto processi rivoluzionari generalizzati, né esistono – allo stato attuale – soggetti collettivi in grado di porsi come alternativa di potere. Riconoscere questo dato non significa rassegnarsi, ma partire dalla realtà.
Esperienze alternative e limiti della fase
Esistono esperienze significative di autogoverno, resistenza e costruzione dal basso. Meritano attenzione e solidarietà.
Tuttavia esse si collocano in contesti specifici, spesso periferici rispetto ai centri del capitalismo globale, e non possono essere assunte come modelli immediatamente trasferibili. La loro importanza sta soprattutto nel dimostrare che alternative sono possibili, non nel fornire scorciatoie.
La condizione attuale della classe lavoratrice
Nei paesi occidentali la classe lavoratrice appare oggi frammentata, precarizzata, privata di strumenti collettivi di decisione.
Nella maggior parte dei casi non immagina di poter fare a meno del comando padronale, ma al più di poter contrattare condizioni meno peggiorative. Non si tratta di un giudizio morale, ma del risultato di rapporti di forza costruiti in decenni di ristrutturazione produttiva, delocalizzazione e individualizzazione del lavoro.
Per questo è necessario dirlo con chiarezza: non siamo in una fase offensiva.
Le lotte che si sviluppano oggi mirano in larga parte a difendere condizioni di vita e di lavoro sempre più sotto attacco. Fingere il contrario porta a pratiche inefficaci e, spesso, controproducenti.
Le conquiste del passato e il tempo di vita
Il ciclo di lotte degli anni Sessanta, Settanta e Ottanta ha prodotto conquiste decisive.
Ha trasformato in diritti reali molte affermazioni rimaste a lungo formali nelle costituzioni democratiche; ha aperto spazi di libertà fuori dal lavoro; ha reso possibile un tempo di vita sottratto alla pura necessità.
Quelle conquiste non vanno mitizzate, ma nemmeno dimenticate. Senza di esse non esisterebbero le condizioni minime per l’organizzazione sociale e politica.
Libertà sotto attacco
Oggi quelle libertà sono nuovamente sotto attacco.
Precarietà strutturale, controllo digitale, repressione del conflitto, riduzione degli spazi di agibilità politica e sindacale mettono in discussione proprio il tempo di vita conquistato. Difenderlo è una priorità politica.
Le otto ore di lavoro
Resta però aperta una questione centrale: le otto ore di lavoro.
In molti contesti il lavoro continua a essere un luogo di sospensione dei diritti, dominato da gerarchie opache, ricatto economico e assenza di democrazia. Mettere le basi per una libertà anche dentro il lavoro – attraverso diritti effettivi, rappresentanza reale, capacità di decisione collettiva – è una condizione necessaria per qualsiasi prospettiva di trasformazione.
Una possibile piattaforma comune
Su questo terreno può aprirsi una discussione su una piattaforma comune della sinistra sociale e politica.
Non una piattaforma ideologica, né un programma di governo, ma un insieme di punti materiali e praticabili:
- difesa del salario e del reddito
- riduzione dell’orario di lavoro
- diritti sindacali effettivi
- tutela della salute e della sicurezza
- diritto alla casa e ai servizi
- contrasto alla precarietà
- rifiuto della militarizzazione della società
Pratiche di conflitto e rapporti di forza
In una fase difensiva, pratiche di conflitto scollegate da un reale accumulo di forza collettiva rischiano di produrre arretramenti.
Lo scontro rituale, la cosiddetta “ginnastica rivoluzionaria”, le scaramucce prive di radicamento sociale non rafforzano i soggetti in lotta e facilitano l’azione repressiva. La radicalità non si misura dall’intensità dello scontro, ma dalla capacità di costruire durata, consenso e rapporti di forza.
Una domanda aperta
La questione non è se una piattaforma unificante sia oggi pienamente possibile.
La questione è se rinunciare a provarci non significhi accettare come inevitabile la frammentazione e l’impotenza.
Questo testo non propone risposte definitive. Vuole aprire uno spazio di discussione: sulla fase, sugli obiettivi realistici, sulle pratiche adeguate, sulle possibilità di iniziativa comune.
Discuterlo, criticarlo, modificarlo è parte del lavoro politico necessario.
Questo testo è proposto come contributo al dibattito e come base di discussione collettiva. Commenti, critiche e contributi sono benvenuti.


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