Negli atti della VIncA un elaborato progettuale censisce 951 alberi da abbattere, mentre il formulario presentato dal Comune dichiara che non è previsto alcun taglio di vegetazione. Una contraddizione che va chiarita. Ma c’è un’altra domanda: perché una pista sintetica è “innovazione” sulle Prealpi bergamasche e diventa un modello di sviluppo sbagliato sull’Appennino lucano?
La pista da sci sintetica di Pierfaone è diventata in pochi giorni il simbolo di un certo modo di intendere lo sviluppo della montagna.
Da una parte la Regione Basilicata, che presenta il progetto come un investimento capace di destagionalizzare il turismo, favorire l’accessibilità, creare opportunità economiche e contribuire a contrastare lo spopolamento. Dall’altra ambientalisti e stampa, che denunciano il rischio di trasformare l’Appennino lucano in una sorta di grande parco divertimenti.
Abbiamo provato a fare una cosa più semplice: leggere i documenti.
E nei documenti abbiamo trovato una questione che merita una spiegazione.
Non è soltanto una pista da sci
Il progetto riguarda la riqualificazione dell’area adiacente alle piste del comprensorio Sellata-Pierfaone, nel Comune di Abriola. L’intervento complessivo vale circa otto milioni di euro, sei dei quali finanziati attraverso il Programma operativo complementare al POR FESR Basilicata.[1]
Non si tratta semplicemente di stendere 480 metri di materiale sintetico sulla montagna.
La determinazione con cui la Regione Basilicata ha concluso favorevolmente lo screening di Valutazione di Incidenza elenca otto interventi: demolizione e ricostruzione di un edificio esistente; tre nuove strutture di servizio; quattro aree di parcheggio; pista sintetica; nuova seggiovia; percorsi pedonali; opere di sistemazione idrogeologica; un parco giochi accessibile.[2]
L’obiettivo dichiarato dalla Regione è rendere il comprensorio utilizzabile durante tutto l’anno, superando la dipendenza dalla neve e costruendo intorno allo sport un’offerta turistica più ampia.
È un obiettivo che può essere condiviso oppure contestato.
Ma prima viene un’altra questione.
I 951 alberi ci sono. Ma non servono alla pista sintetica
Su questo punto è necessaria una prima correzione rispetto a una parte della narrazione circolata in questi giorni.
Il progetto contiene una specifica “Relazione con piedilista abbattimento piante”, TAV.38.REV00, datata maggio 2026.[3]
Non è una valutazione approssimativa.
La relazione spiega che è stata effettuata una campagna di rilievo diretto sul campo, con il «cavallettamento totale delle piante ricadenti nell’area di progetto», e dichiara di essere finalizzata alla quantificazione della massa legnosa «oggetto di taglio». Ciascun esemplare destinato all’abbattimento è stato individuato, registrato e contrassegnato.[3]
Gli alberi censiti sono 951.
Ma non vengono abbattuti per realizzare la pista sintetica.
Secondo lo stesso elaborato progettuale, 66 sono interessati dal parcheggio P1, 76 dal parcheggio P2, 207 dalla messa in sicurezza delle piste esistenti e 602 dalla realizzazione della nuova seggiovia.[3]
La distinzione è importante.
Scrivere che 951 alberi vengono abbattuti per fare posto alla pista di plastica non descrive correttamente ciò che risulta dagli elaborati progettuali. Quasi due terzi degli abbattimenti sono collegati alla nuova seggiovia.
E non si tratta neppure di 951 faggi, come qualche ricostruzione potrebbe far pensare. Il censimento comprende diverse specie, anche se il faggio è largamente presente.[3]
Tutto questo non rende irrilevanti quei 951 abbattimenti.
Al contrario.
Nel progetto 951 alberi. Nel formulario: «NO»
Il 19 maggio 2026 il Comune di Abriola presenta alla Regione Basilicata l’istanza per avviare la procedura di Valutazione di Incidenza relativa al progetto.
L’istanza, protocollo comunale n. 2736, trasmette il Format modello Screening V.Inc.A. e mette a disposizione gli elaborati tecnici del progetto.
La pagina pubblica della procedura regionale raccoglie nello stesso fascicolo l’istanza VIncA, il Format Screening e l’archivio degli “Elaborati progettuali”, oltre alla richiesta e al riscontro del parere dell’Ente Parco e alla successiva determinazione regionale.[9]
Tra quegli elaborati progettuali si trova proprio la relazione TAV.38 sugli abbattimenti.
Ed è qui che compare una contraddizione difficile da ignorare.
Nel formulario dello Screening VIncA viene posta una domanda molto semplice:
«È previsto il taglio/esbosco/rimozione di specie vegetali?»
La casella barrata è:
NO.[4]
Nello stesso fascicolo progettuale troviamo però una relazione, datata anch’essa maggio 2026, dedicata precisamente alla quantificazione degli alberi da abbattere.
Non stiamo parlando di qualche pianta che potrebbe incidentalmente essere rimossa durante il cantiere.
Sono 951 alberi, censiti individualmente.
Da una parte, quindi:
951 alberi da abbattere.
Dall’altra:
taglio/esbosco/rimozione di specie vegetali: NO.
Perché?
È una domanda alla quale i documenti che abbiamo esaminato non consentono di dare una risposta.
La ZSC è vicina, ma le opere risultano esterne
C’è però un altro punto sul quale occorre essere altrettanto precisi.
Nell’area si trova la Zona Speciale di Conservazione “Faggeta di Monte Pierfaone”, codice IT9210115, sito della Rete Natura 2000 esteso per 756 ettari nei territori comunali di Abriola e Sasso di Castalda.[5]
Questo non significa, però, che le opere previste dal progetto ricadano all’interno della ZSC.
La determinazione regionale dell’11 giugno afferma esplicitamente che il progetto «ricade all’esterno della Z.S.C. “Faggeta di Monte Pierfaone”» e che gli otto interventi saranno realizzati fuori dal sito, in un’area definita «fortemente antropizzata e adibita al medesimo scopo».[2]
Anche la relazione forestale colloca l’intervento appena all’esterno della perimetrazione della ZSC.[3]
Questo dato va riconosciuto.
Ma essere fuori dal perimetro Natura 2000 non significa che non esista un impatto sulla vegetazione.
È lo stesso elaborato forestale a riconoscere che le opere comportano «inevitabilmente, l’interferenza con l’attuale copertura forestale».[3]
Ed è sempre lo stesso progetto a quantificare quell’interferenza in 951 alberi destinati all’abbattimento.
«La componente floristica non sarà interessata negativamente»
Dopo aver ricevuto l’istanza, la Regione chiede all’Ente Parco Nazionale dell’Appennino Lucano Val d’Agri Lagonegrese il “sentito” previsto dalla normativa, sospendendo nel frattempo il procedimento di screening. Nella richiesta specifica che la documentazione tecnica relativa al progetto è consultabile nella scheda regionale della pratica.
Acquisito il parere dell’Ente Parco, l’11 giugno 2026 la Direzione generale Ambiente della Regione Basilicata conclude lo screening con parere favorevole.[6]
Nell’esito dell’istruttoria si legge:
«La componente floristica non sarà interessata negativamente».
La Regione ritiene inoltre che non vi saranno frammentazione o distruzione degli habitat tutelati, poiché gli interventi sono collocati all’esterno della ZSC.[6]
Bisogna essere rigorosi anche qui.
La Regione non afferma necessariamente che nell’area non verranno tagliati alberi. La VIncA serve a valutare le possibili incidenze significative sui siti Natura 2000 e la Regione conclude che il progetto non produrrà effetti tali da richiedere il passaggio alla valutazione appropriata di livello II.
Rimane però una domanda:
nel formulare questa valutazione, come sono stati considerati i 951 alberi che gli elaborati progettuali indicano espressamente come destinati all’abbattimento?
Nella determinazione che abbiamo esaminato non abbiamo trovato una trattazione specifica di quei 951 abbattimenti.
La cosa appare ancora più interessante perché il provvedimento contiene numerose prescrizioni: movimenti terra, ripristino delle aree di cantiere, rinaturalizzazione, polveri, rumore, rifiuti, tutela dell’avifauna e altre misure ambientali.[6]
Non possiamo dedurne che il procedimento sia illegittimo.
Possiamo però chiedere che questa apparente contraddizione venga spiegata pubblicamente.
Una procedura molto veloce
Anche la cronologia merita attenzione.
Il 19 maggio il Comune presenta l’istanza.
L’Ente Parco viene chiamato a esprimere il proprio parere e l’11 giugno la Regione adotta la determinazione favorevole.[6]
Il 12 giugno, secondo il disciplinare di gara della pista sintetica, viene validato il progetto di fattibilità tecnico-economica; il 16 giugno viene assunta la decisione di contrarre.[7]
All’inizio di luglio scadono i termini delle procedure di gara e il 7 luglio la Regione presenta pubblicamente il progetto.
Ad agosto i lavori sono già in corso.
La rapidità non costituisce di per sé un’irregolarità. Un’amministrazione non può essere accusata semplicemente perché riesce a concludere rapidamente un procedimento.
Ma proprio una procedura così veloce rende ancora più importante poter ricostruire con chiarezza quali informazioni siano state considerate e come siano state valutate.
Soprattutto quando nello stesso fascicolo una relazione censisce 951 alberi destinati al taglio e un formulario dichiara che non è previsto il taglio di vegetazione.
Una pista sintetica al Nord è innovazione. Al Sud?
Fin qui gli atti.
Poi viene la discussione politica, che è un’altra cosa.
Una parte delle critiche al progetto sostiene che la crisi climatica dovrebbe indurre ad abbandonare progressivamente il modello dello sci e indirizzare l’Appennino verso forme di turismo più “dolci”, meno infrastrutturate e maggiormente legate all’ambiente naturale.
È una posizione legittima.
Ma dovrebbe valere dappertutto.
Il 13 giugno 2026, a Castione della Presolana, nelle Prealpi Orobie, è stata inaugurata la Presolana Ski Arena 365, realizzata da Neveplast in collaborazione con Presolana Ski.[8]
Anche lì si scia senza neve.
La struttura comprende circa 4.000 metri quadrati di superficie sintetica, una pista principale lunga 240 metri, un’area freestyle, uno skilift dedicato e un sistema permanente di cronometraggio.[8]
La funzione dichiarata è soprattutto sportiva: consentire agli sci club di allenarsi anche durante l’estate, avvicinare bambini e ragazzi allo sci, formare maestri e allenatori. Il presidente della FISI Flavio Roda ha prospettato anche la possibilità di farne un centro federale.[8]
La motivazione di fondo, però, è evidente: praticare lo sci durante tutto l’anno indipendentemente dalla presenza della neve.
Ed è interessante osservare come cambia il racconto.
A Presolana la pista sintetica diventa tecnologia, ricerca, formazione, innovazione, opportunità per i giovani e strumento per mantenere viva economicamente la montagna durante dodici mesi.
A Pierfaone la stessa tecnologia rischia di diventare il simbolo di una montagna trasformata in un “luna park”.
Naturalmente Presolana e Pierfaone non sono lo stesso progetto.
La pista lombarda è lunga 240 metri, quella lucana 480. Pierfaone fa parte di un intervento molto più vasto che comprende una nuova seggiovia, parcheggi, edifici, percorsi e altre infrastrutture e che comporta, nel suo complesso, l’abbattimento dei 951 alberi.
Sono proprio queste differenze concrete che devono essere valutate.
Quanto territorio viene trasformato? Quanti alberi vengono abbattuti? Quanto costa l’investimento pubblico? Quanto lavoro produce? Quale capacità ha di attrarre turismo? Quali alternative esistono? Qual è il rapporto tra costi ambientali e benefici economici?
Sono tutte domande legittime.
Meno convincente è sostenere che una pista sintetica rappresenti, in quanto tale, il tentativo assurdo di riprodurre artificialmente uno sci che il cambiamento climatico starebbe rendendo impossibile.
Perché quello stesso tentativo, quando avviene sulle Prealpi bergamasche, viene raccontato come innovazione capace di adattare lo sci al futuro.
Il Mezzogiorno deve fare l’ecologista?
È qui che la discussione diventa politica.
Non stiamo sostenendo che, siccome una pista sintetica è stata costruita a Bergamo, allora debba necessariamente essere costruita anche ad Abriola.
Il ragionamento è un altro.
Non possiamo avere due metri di giudizio.
Le montagne del Mezzogiorno non possono diventare territori ai quali chiediamo soprattutto conservazione, paesaggio, turismo “dolce” e limitazione delle infrastrutture, mentre nelle regioni economicamente più forti continuiamo a considerare infrastrutturazione, tecnologia e investimenti turistici strumenti legittimi di sviluppo.
Né possiamo dimenticare che le aree interne lucane hanno un problema drammaticamente concreto: lo spopolamento.
La tutela di un bosco è un interesse collettivo.
Ma lo è anche consentire a chi vive in montagna di avere lavoro, reddito, servizi e una ragione per rimanerci.
Una montagna perfettamente conservata, ma progressivamente privata dei suoi abitanti, non può essere il nostro modello di sviluppo.
Il Mezzogiorno non può essere condannato a diventare una riserva paesaggistica del Paese.
Questo non significa accettare qualsiasi opera purché porti la parola “sviluppo” nel titolo.
Significa esattamente il contrario.
Un investimento pubblico da otto milioni di euro deve dimostrare di produrre lavoro, reddito, servizi e possibilità di permanenza sul territorio. Bisogna verificare che non produca soltanto rendite private, che sia economicamente sostenibile e che i suoi benefici giustifichino i costi ambientali.
E bisogna consentire alle comunità interessate di conoscerlo, discuterlo e controllarlo.
Gli alberi e lo sviluppo non sono due problemi diversi
È per questo che i 951 alberi di Pierfaone contano.
Non perché dimostrino che la pista sintetica sia sbagliata. Abbiamo visto che quegli abbattimenti sono legati soprattutto alla nuova seggiovia, alla messa in sicurezza delle piste e ai parcheggi, non alla realizzazione del manto sintetico.
Contano perché lo sviluppo non può essere contrapposto alla trasparenza.
Possiamo ritenere legittimo che la Basilicata investa nella propria montagna e contemporaneamente chiedere conto di 951 alberi destinati all’abbattimento.
Possiamo contestare l’idea che al Sud sia consentito soltanto il turismo “dolce” e contemporaneamente pretendere che ogni trasformazione del territorio venga valutata sulla base di ciò che il progetto effettivamente prevede.
Possiamo difendere il diritto allo sviluppo senza considerare ogni infrastruttura automaticamente progresso.
Non c’è alcuna contraddizione.
951 alberi meritano una risposta
Non sappiamo ancora se la riqualificazione di Sellata-Pierfaone sarà un buon investimento.
Non sappiamo se riuscirà realmente ad aumentare le presenze turistiche, creare occupazione e contribuire a contrastare lo spopolamento.
E sulla base dei documenti esaminati non possiamo affermare che la procedura VIncA sia stata illegittima.
Una cosa, però, possiamo documentarla.
Nel fascicolo della procedura esiste una relazione progettuale di maggio 2026 che censisce 951 alberi destinati all’abbattimento.[3]
Nel Format dello Screening VIncA presentato dal Comune, alla domanda se sia previsto il taglio, l’esbosco o la rimozione di specie vegetali, compare la risposta:
NO.[4]
La Regione conclude successivamente lo screening con parere favorevole, affermando che la componente floristica non sarà interessata negativamente.[6]
Non servono slogan.
Serve innanzitutto una risposta a una domanda molto semplice:
perché?
E dopo aver ottenuto quella risposta potremo discutere della questione ancora più grande: quale sviluppo vogliamo per la montagna lucana, chi deve decidere il suo futuro e perché ciò che chiamiamo innovazione a Bergamo dovrebbe diventare necessariamente un errore quando scendiamo lungo l’Appennino?
Note
[1] Regione Basilicata, Sellata-Pierfaone, lo sci tutto l’anno, 7 luglio 2026. Nel comunicato la Regione presenta il finanziamento di 6 milioni di euro nell’ambito del Programma operativo complementare al POR FESR Basilicata e collega l’intervento alla destagionalizzazione del turismo, all’accessibilità, all’inclusione sociale e al contrasto dello spopolamento.
[2] Regione Basilicata, Direzione Generale dell’Ambiente, del Territorio e dell’Energia, Determinazione dirigenziale n. 23BD.2026/D.00814 dell’11 giugno 2026, D.P.R. 357/97 – Valutazione di Incidenza – Fase di screening – Parere favorevole, relativa al progetto di riqualificazione Sellata-Pierfaone nel Comune di Abriola. Il provvedimento descrive gli otto interventi sottoposti a screening e ne indica la collocazione esterna alla ZSC “Faggeta di Monte Pierfaone”.
[3] Comune di Abriola, Interventi infrastrutturali di rigenerazione e riqualificazione degli impianti sportivi esistenti – Progetto di riqualificazione dell’area adiacente la pista del Comprensorio sciistico Sellata-Pierfaone – II lotto, TAV.38.REV00, Relazione con piedilista abbattimento piante, maggio 2026. L’elaborato censisce 951 individui arborei: 66 interessati dal parcheggio P1, 76 dal P2, 207 dalla messa in sicurezza delle piste esistenti e 602 dalla nuova seggiovia.
[4] Comune di Abriola, Format di supporto Screening V.Inc.A., allegato all’istanza del maggio 2026. Alla voce «È previsto il taglio/esbosco/rimozione di specie vegetali?» risulta selezionata la risposta «NO».
[5] Rete Natura 2000, ZSC “Faggeta di Monte Pierfaone”, codice IT9210115, superficie 756 ettari, nei territori dei comuni di Abriola e Sasso di Castalda. La determinazione regionale dell’11 giugno 2026 afferma che gli interventi oggetto dello screening ricadono all’esterno della ZSC.
[6] Regione Basilicata, Determinazione dirigenziale n. 23BD.2026/D.00814 dell’11 giugno 2026, cit. Il provvedimento conclude favorevolmente lo screening VIncA e afferma, tra l’altro, che «la componente floristica non sarà interessata negativamente». Contiene inoltre le prescrizioni ambientali poste dalla Regione e quelle derivanti dal “sentito” dell’Ente Parco.
[7] Centrale Unica di Committenza di Tito – Comune di Abriola, Disciplinare di gara – II lotto, pista sintetica, CUP D42F26000220002. Il documento riporta la validazione del progetto di fattibilità tecnico-economica del 12 giugno 2026 e la decisione di contrarre n. 152 del 16 giugno 2026.
[8] Il Dolomiti, Una pista da sci senza neve, attiva 12 mesi l’anno: inaugurata Presolana Ski Arena 365. “Tecnologia e sostenibilità, così cambiamo il modo di vivere gli sport invernali”, 14 giugno 2026; Marco Di Marco, Inaugurata la Presolana Ski Arena Neveplast tra campioni di oggi, ieri e tecnici, Sciare Magazine, 15 giugno 2026. Le due fonti descrivono una superficie sciabile di circa 4.000 metri quadrati, una pista principale di 240 metri, area freestyle e skilift dedicato, con particolare attenzione all’allenamento e alla formazione durante tutto l’anno.
[9] Regione Basilicata, portale delle Valutazioni ambientali, pratica “V.Inc.A. 2026 – Comune di Abriola (PZ)”. La pagina della procedura pubblica nello stesso fascicolo l’istanza VIncA, il Format Screening, l’archivio degli Elaborati progettuali, la richiesta e il riscontro del parere dell’Ente Parco e gli atti relativi alla determinazione conclusiva. La TAV.38.REV00 – Relazione con piedilista abbattimento piante è contenuta nell’archivio degli elaborati progettuali della pratica.



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